CAVA

Creazione site specific che affronta il tema della complessa relazione tra l’uomo e la pietra, che è un aspetto della relazione tra uomo e natura. In una cava questa relazione si esprime con forza travolgente poiché ci troviamo dinanzi a una testimonianza eclatante dell’ingegnosità, della tenacia e della creatività umana. Allo stesso tempo ci colpisce la nostra violenza nei confronti della natura.

Uno spettacolo a 360°, Il pubblico guidato dagli artisti, segue un percorso serale in una cava o in un altro luogo dove la relazione fra l’uomo e il mondo minerale è evidente. Il percorso è disegnato e illuminato in modo da mettere in risalto la bellezza e la drammaticità naturale del sito. Dalla roccia emergono immagini oniriche, canti, danze e altro ancora ... Protagoniste: le cave accompagnate da 10 onyrikonauti, fino a una sessantina di coristi e musicanti locali e alcuni spiriti.

Spettacolo co-prodotto da CavaViva

« Le cave sono un luogo dove per secoli molti uomini hanno scavato, estraendo la pietra dall’oscurità della terra per portarne alla luce la bellezza.

Poeticamente possiamo vedere nello scavare un simbolo contemporaneamente nobile e tremendo: un dare alla luce e uno sventrare.

Milioni di anni sono impressi nella memoria della roccia. I geologi sanno leggere il passato nelle linee della roccia come gli zingari leggono il futuro nelle linee di una mano.

Le pietre raccontano il mare a chi le sa ascoltare. Da ragazzino, una notte alle cave di Arzo ho sentito le onde infrangersi sulla spiaggia. Forse il marmo mi stava trasmettendo un ricordo sonoro del triassico? Molto più probabilmente si trattava del rumore di un telone sbattuto dal vento sulle foglie secche, o qualche cosa del genere, ma in quanto artista, io sono più zingaro che geologo e posso dire che alle cave, quella notte, ho sentito la voce del mare. »

Date future

  • 6,7,8,9 giunio 2019 ad Arzo (da confermare)

Date passate

  • 11mai 2018 debutto ad Arzo. Repliche il 12,16,17,18.19 mai 2018
  • 17 settembre 2017 anteprima ad Arzo
     
Crédit : Simone Mengali

 
 
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